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Un excursus sulla degenerazione planetaria

Più di un quarto di secolo fa, qualcuno ha detto Cosa abbiamo fatto al mondo? Guarda cosa abbiamo fatto […] Adesso non so dove siamo, nonostante sappia che abbiamo deviato troppo: queste righe appartengono al testo della canzone “Earth song” di Michael Jackson, risalente al 1995, apparendo come il tragico preannuncio di ciò che si è concretizzato oggi. La problematica dell’ambiente è ormai diventata incombente negli ultimi anni. Questa comprende ogni essere vivente, dagli uomini agli animali, ma prima di tutto riguarda la natura, che appare distrutta e devastata dall’azione feroce di esseri umani che, invece di preservarla, hanno preferito portarla al limite, generando distruzione e morte. Sorge, così, la necessità di una presa di coscienza da parte dell’uomo, affinché esso possa apportare dei cambiamenti nel rapporto con il Pianeta.

Qualcuno sembra l’abbia ben capito: è il caso di Greta Thunberg, 16enne attivista svedese, nota per l’attenzione dedicata al cambiamento climatico. Purtroppo, però, come spesso accade, nonostante il suo impegno a spostare la riflessione dell’uomo su quella che dovrebbe essere la tematica più importante, è vittima di pettegolezzi di vario genere, ad esempio di come la sua sindrome (di Asperger, comportando altre patologie quali il disturbo ossessivo-compulsivo e disturbo da deficit dell’attenzione) possa influire sulle sue teorie, rendendole automaticamente fasulle, o addirittura si parla di un coinvolgimento dei poteri alti, muovendosi così per scopi diversi da quelli che dovrebbero essere disinteressati dal profitto politico. Che questo sia vero o no, la sua voce è arrivata dovunque e pare stia iniziando a fare la differenza, poiché mai prima d’ora nessuno si è esposto in modo così allarmante; complici sono anche i tragici eventi accaduti negli ultimi anni, che meritano di essere analizzati.

Il cambiamento climatico degli ultimi decenni ha interessato circa il 98% del globo: una realtà mai vissuta in diecimila anni di civiltà. Prima d’ora, i cambiamenti erano dovuti esclusivamente a fenomeni naturali; risulta chiaro, così, che il problema non può essere più rimandato. Ondate di calore, innalzamento dei mari, scioglimento dei ghiacciai, inondazioni, sono fenomeni pericolosi per milioni di persone, ecosistemi e habitat; conseguenze maggiori, inoltre, si stanno riversando su quelle che sono le zone più vulnerabili del mondo. Secondo vari studi effettuati dall’IPCC (Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, foro scientifico che studia il riscaldamento globale dal 1998), la temperatura media, per la fine del secolo, aumenterà dai 4 ai 5 gradi centigradi, dovuta alla crescita delle emissioni di gas serra con l’avvio della rivoluzione industriale; da quel momento, la concentrazione atmosferica dell’anidride carbonica è aumentata del 40% , quella del gas metano del 150% e, infine, abbiamo un incremento del 20% del protossido di azoto. Con questi dati alla mano, è impossibile negare che, se non corriamo ai ripari, nel giro di qualche decennio il danno sarà irreversibile.
Spaventoso è stato lo sconvolgimento climatico  dell’ultimo anno, che ha riguardato particolarmente il nostro paese. L’Italia, infatti, ha subìto il doppio del riscaldamento rispetto al resto del mondo. Non sembra questa, però, una novità: già nel 2014, la temperatura ha subìto un aumento di 1,45 gradi centigradi. Nelle ultime settimane, in particolare, Venezia è stata protagonista di inondazioni disastrose: tra il 12 e il 13 novembre il livello delle acque si è rialzato di circa 187 cm, coprendo la superficie delle strade e delle piazze e costringendo la chiusura della Basilica di San Marco e del Palazzo Ducale; inoltre, l’accaduto ha portato gravi conseguenze alla Galleria internazione d’Arte Moderna, dove a causa di un guasto all’impianto elettrico è divampato un incendio, mettendo a repentaglio parte del patrimonio culturale ed artistico di appartenenza mondiale. Questo non è altro che l’esempio più lampante dell’attuale condizione di disagio che gli Italiani stanno vivendo, il caso in cima ad una lista lunghissima di episodi verificatisi (circa 1.500 nell’arco del 2019).
Eventi del genere non sono così lontani dal nostro quadro cittadino: è importante dare visibilità alle problematiche ambientali legate a Teverola, vittima di incendi dovuti allo scorretto smaltimento dei rifiuti e ai molteplici disboscamenti, portando con sé odori nauseabondi e cieli oscurati da nubi di fumo.  Numerose sono state le domande e le lamentele dei cittadini, che non hanno esitato a avviare proteste. Proteste, però, che non sono state ascoltate.

Nonostante tutti gli allarmismi, quindi, è evidente che i governi continuano ad anteporre i loro interessi, procedendo molto lentamente sulla presente questione. Ma la speranza sembra riaccendersi grazie all’impegno delle nuove generazioni, sempre più crescente, nei settori dell’ambiente. Simbolo del futuro del nostro Pianeta, per i giovani occorre una massiccia educazione fin dall’infanzia; solamente facendo conoscere la gravità dei problemi del presente, si può far assumere loro una maggiore consapevolezza, per un rispetto che la Terra merita. E’ importante, però, ricordare che il loro aiuto non è tutto se il contributo da parte degli adulti viene a mancare; ogni persona, di ogni età e cittadinanza, deve mobilitarsi e non cadere in preda ad una sfiducia collettiva. Cambiare abitudini, per esempio, potrebbe essere il primo seme da piantare insieme. Ma alla base di questo lavoro c’è bisogno di motivazione, un terreno fertile a cui dedicare le giuste attenzioni. Proviamo a pensare a questa terra irrigata dalla nostra acqua, che ognuno ha il dovere di portare con sé. Partendo dal piccolo, si arriva al grande; partendo dal seme, si arriva all’albero.