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Il legame inscindibile tra Massoneria, ‘Ndrangheta e Servizi deviati

Un’inchiesta che affonda le radici nella storia della ‘ndrangheta svelando legami con massoneria, ambienti eversivi e mondo delle istituzioni. Un sistema di potere capace di rafforzarsi, rigenerarsi e mutare nonostante le sanguinose guerre tra clan, le morti e gli arresti dal tentato Golpe Borghese, alla strategia della tensione, passando per il rapimento di Aldo Moro, fino ad arrivare alla P2 e agli attentati contro le istituzioni negli anni ’90. Una ‘ndrangheta che si infiltra ovunque. Soprattutto in grado di muoversi bene tra le nuove forze politiche. Ecco “Gotha”, il nuovo libro di Claudio Cordova con prefazione di Federico Cafiero De Raho.
Più volte minacciato per le sue inchieste sulla ndrangheta, fondatore e direttore del quotidiano online di Reggio Calabria “Il Dispaccio”, a Cordova, infatti, è stato assegnato il Premio nazionale Paolo Borsellino, per l’impegno nel raccontare la ‘Ndrangheta.Di seguito, l’intervista a cura di Arturo Massimo al giornalista Claudio Cordova sul testo “Gotha Il legame inscindibile tra ‘Ndrangheta, massoneria e servizi deviati”

1)come nasce Gotha?

Gotha nasce dall’esigenza di “scrostare” alcuni luoghi comuni sulla ‘ndrangheta, vista come mafia di serie B. Nel corso dei miei anni di giornalista, invece, ho avuto modo di constatare come attraverso un fitto sistema di relazioni, la ‘ndrangheta sia riuscita a entrare in stanze che le dovevano essere inaccessibili. Da qui, quindi, la scelta di iniziare e pubblicare “Gotha”, proprio perché la ‘ndrangheta ha giocato un ruolo importantissimo in alcuni snodi cruciali per il nostro Paese

2) qual è il legame inscindibile tra ‘Ndrangheta, massoneria e servizi deviati?

Un legame fatto di accordi inconfessabili, di scambi di denaro, di scambi di favori, di ricatti, di segreti da mantenere oscuri, per continuare ad esercitare potere, nonostante le epoche siano cambiate più volte. La massoneria deviata e i pezzi dello Stato infedeli sono stati dei veri e propri suggeritori per la ‘ndrangheta, che ha rappresentato l’ala esecutrice di disegni eversivi, che hanno attraversato almeno gli ultimi 50 anni.

3) lei fa riferimento alla massoneria del passato, nominando personalità come Mozart, Washington e Voltaire, evidenziando un’analogia con quella presente.

Cosa cambia tra la massoneria passata e presente?

C’è qualcosa in particolare che ha influito su tale cambiamento?

La massoneria nasce con scopi encomiabili, quali la nobilitazione dell’uomo attraverso lo studio. Negli anni, però, è diventata un centro di potere perché all’interno di una loggia è possibile, per esempio, trovare il politico, il magistrato, l’imprenditore, il docente universitario, l’avvocato, il primario dell’ospedale, ecc. Dal legame con la ‘ndrangheta è scaturito un salto di qualità per la criminalità organizzata, soprattutto per due concetti. La segretezza: gli iscritti alla massoneria ufficiale non sono noti a nessuno se non alla Prefettura, dove, dopo lo scandalo della P2 di Licio Gelli c’è l’obbligo di presentazione delle liste. Questo, ovviamente, non vale per le logge coperte (e quindi deviate) che non comunicano i propri elenchi e quindi vivono e operano totalmente nell’oscurità, gestendo potere e denaro. Il secondo concetto è quello della fratellanza e dell’obbedienza, che è valido nella massoneria ufficiale, quindi un mutuo soccorso tra “fratelli”, ma che per la massoneria deviata, dove sono presenti anche i mafiosi è, ovviamente, qualcosa di molto pericoloso.

4) come riporta all’interno del testo la Commisione parlamentare antimafia della XIII legislatura parla di una nuova struttura elitaria: “la Santa”.

Qual è il motivo principale della sua nascita?

La Santa è quella struttura interna alla ‘ndrangheta, che nasce tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 e che permette alla ‘ndrangheta di entrare a contatto con il mondo del potere. Prima, infatti, avere rapporti con le Istituzioni, con le forze dell’ordine, era considerato un gesto infame. La Santa, struttura voluta dai De Stefano e dai Piromalli, segna il salto di qualità della ‘ndrangheta, con la capacità di uscire dalla sola dimensione militare e di diventare “sistema”.

5) Cosa si intende per masso-Ndrangheta?

Un importante boss della ‘ndrangheta, Pantaleone Mancuso, in una conversazione ambientale intercettata afferma che ormai la ‘ndrangheta non esiste più, ma che è diventata, si è fusa, con la massoneria. Questo non avviene in poco tempo, ma nell’arco di diversi lustri, in cui la ‘ndrangheta riesce a entrare nella stagione degli anni di piombo, nel caso Moro, nei traffici di rifiuti tossici e radioattivi, nella strategia stragista degli anni ’90 e in molte altre vicende di rilevanza nazionale. La masso-‘ndrangheta è quel sistema di relazioni in cui le cosche si sono fatte classe dirigente, andando a occupare importanti ruoli di comando e direzione, anche all’interno delle pubbliche amministrazioni.

6) a cosa punta la ‘Ndrangheta?

Cosa ha già ottenuto?

L’errore che spesso viene commesso è quello di considerare solo il profitto come unico obiettivo della ‘ndrangheta. Ma la ‘ndrangheta è, in primis, un fenomeno relazionale e culturale: senza le relazioni sarebbe rimasta “solo” una banda armata. La ‘ndrangheta vuole comandare. Oggi la ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più ricca, più potente, presente in tutti i continenti. Attraverso scelte importanti sotto il profilo criminale, la ‘ndrangheta è riuscita, per esempio, a sovravanzare Cosa Nostra nel traffico internazionale di droga, ma, cosa ancor più importante, è riuscita a entrare nella società italiana, non solo sotto il profilo criminale e affaristico, ma anche sotto il profilo culturale.

7)perché per tanti anni è stata sottovalutata?

Perché purtroppo la Calabria è una regione marginale e periferica e, in passato soprattutto, è stata un laboratorio criminale dove criminalità organizzata e mondi occulti hanno potuto sperimentare nuove forme di accordo: dalle stragi, ai tentativi di colpi di Stato, passando per la stagione dei sequestri di persona. Ma, soprattutto, la ‘ndrangheta, a differenza di Cosa Nostra, ha giocato molto sulla strategia della sommersione, non sfidando apertamente lo Stato, ma preferendo fare accordi, anche corruttivi. In tutto questo, purtroppo, non c’è stata una informazione adeguata sul fenomeno, se pensiamo che, tuttora, nessun grande giornale ha una sua redazione in Calabria e questo nonostante il fatto che la regione sia una fucina continua di notizie.

8) un accenno al ruolo della ‘Ndrangheta nella stagione stragista degli anni Novanta.

In una prima fase, la ‘ndrangheta ha avuto un ruolo in quella che viene identificata come la lotta dei Corleonesi di Totò Riina allo Stato. In Calabria sono stati uccisi due carabinieri ed effettuati altri attentati ai danni delle Istituzioni. Poi, a seguito di una importante riunione avvenuta a Nicotera, nel Vibonese, i grandi capi hanno deciso di smarcarsi, convinti che per loro fosse molto più utile e redditizio, rimanere sotto traccia, perché, ci dice un collaboratore di giustizia “non era necessario uccidere i giudici, che potevano essere comprati o delegittimati”. Una scelta vincente, perché l’attacco frontale allo Stato ha segnato in qualche modo l’inizio della fine per Cosa Nostra.

9) cos’è oggi la ‘Ndrangheta?

Una holding criminale. Un’agenzia di servizi, che riesce a penetrare ogni singolo settore della società.

10) qual è il passaggio su cui i lettori dovrebbero prestare maggiore attenzione?

La ‘ndrangheta è potuta entrare in alcune delle vicende più oscure della storia d’Italia e giocare un ruolo nei misteri ancora irrisolti di questo Paese non solo grazie alle complicità istituzionali, ma anche perché la società italiana l’ha sempre considerata come qualcosa di “altro”. Il Nord, soprattutto, era convinto di avere gli anticorpi per resistere all’infiltrazione della ‘ndrangheta. La storia e la cronaca ci dicono continuamente che quella altro non era se non una vera e propria barzelletta, dato che i veri affari le cosche li hanno sempre fatti da Roma in su e non da ieri, ma da almeno cinquanta anni.

11) qual è il suo obiettivo? Magari portare la questione ‘Ndrangheta a livello nazionale? Chiedere un maggior sostegno alla stessa antimafia?

Sì. La Calabria è una terra devastata sotto il profilo economico, politico, sociale, ambientale e morale. Dove i giovani sono costretti ad andare via. Io credo che come cittadini calabresi potremo fare dei passi in avanti solo se diventeremo un caso nazionale, un po’ come avvenuto per la Sicilia post stragi degli anni ’90 o per la Camorra e la Campania, post fenomeno Gomorra. Altrimenti continueremo a essere condannati all’irrilevanza.